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Calendario della Cucina
Proverbi e storia

Proverbi sul cibo e sulla cucina: 25 detti e cosa significano

Pubblicato il , aggiornato il , 6 minuti di lettura

I proverbi sul cibo parlano quasi sempre d'altro. Di soldi, di pazienza, di liti in famiglia, di come ci si arrangia. Usano pane, uova e minestra perché erano le cose che tutti avevano sotto gli occhi. Qui trovi 25 proverbi e modi di dire sulla tavola, italiani e regionali, con il significato e, dove è documentata, l'origine. Dove non lo è, lo dico: sui proverbi le storie inventate girano più dei proverbi stessi.

I classici che usi senza pensarci

  • Gallina vecchia fa buon brodo. Le cose vecchie hanno spesso più pregio di quelle nuove. Il vocabolario Treccani ricorda che si dice anche, scherzando, delle persone non più giovani. In cucina è vero alla lettera, e io lo dico giovedì 14 gennaio, con il freddo giusto.
  • Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Le malefatte prima o poi vengono scoperte. Treccani lo registra nella forma "il diavolo insegna a fare le pentole, ma non i coperchi".
  • L'appetito vien mangiando. Si dice per invogliare chi non ha fame e, con ironia, per chi non si sazia mai. La frase è nel Gargantua di Rabelais, nel Cinquecento, che la attribuisce a Jérôme de Hangest, teologo di Le Mans.
  • Meglio l'uovo oggi che la gallina domani. Meglio poco subito che molto in un futuro incerto.
  • O mangiar questa minestra o saltar questa finestra. Quando non c'è scelta: o accetti una cosa sgradita o ti va peggio. Le mamme lo usano da generazioni.
  • Non tutte le ciambelle riescono col buco. Non tutto viene come vorresti. Quelle senza buco si mangiano uguale.
Foglio di giovedì 14 gennaio 2027 del Calendario della Cucina 2027: Gallina vecchia fa buon brodo.
Il foglio di giovedì 14 gennaio: gallina vecchia fa buon brodo.

I proverbi del pane

Il pane è la parola che nei proverbi italiani torna più spesso. Per secoli è stato la misura di tutto.

  • Col pane tutti i guai sono dolci. Con la pancia piena i problemi si sopportano meglio. Da dove arrivi di preciso non sono riuscito a documentarlo, quindi non te lo invento.
  • Bisogna fare il pane con la farina che si ha. Ci si arrangia con quello che c'è. Vale anche per la cena del giovedì con il frigo vuoto.
  • Rendere pan per focaccia. Ricambiare un torto con un torto uguale o più grosso. È antico davvero: nel Decameron di Boccaccio, ottava giornata, novella ottava, una moglie dice all'altra "voi m'avete renduto pan per focaccia".
  • Se non è zuppa è pan bagnato. Due cose che sembrano diverse e sono la stessa.
  • Dire pane al pane e vino al vino. Chiamare le cose con il loro nome, senza giri di parole.

I proverbi regionali, con la traduzione

Qui le grafie sono quelle delle raccolte che li hanno messi per iscritto, le stesse che uso sui miei fogli.

ProverbioDa dove vieneTraduzione e senso
Pan e nose magnar da Dose.VenetoPane e noci, mangiare da Doge. Il lusso può costare poco. È nella raccolta di proverbi veneti di Cristoforo Pasqualigo
Cònzala comu voi sempri è cucuzza.SiciliaCondiscila come vuoi, resta sempre una zucchina. Le apparenze non cambiano la sostanza. Lo registra il vocabolario siciliano di Antonino Traina (1868)
Su binu ad su sabore, su pane ad su colore.SardegnaIl vino dal sapore, il pane dal colore. Ogni cosa si giudica dal suo lato giusto. È nei Proverbj sardi di Giovanni Spano (1871)
Trippa china, canta, e non cammisa janca.CalabriaCanta la pancia piena, non la camicia bianca. Prima il necessario, poi l'eleganza
Guaie e maccarune se magnane caure.NapoliGuai e maccheroni si mangiano caldi. Cioè subito: lamentarsi non serve, meglio rimediare in fretta
Foglio di venerdì 23 luglio 2027 del Calendario della Cucina 2027: Cònzala comu voi sempri è cucuzza.Foglio di giovedì 12 agosto 2027 del Calendario della Cucina 2027: Su binu ad su sabore, su pane ad su colore.Foglio di giovedì 23 settembre 2027 del Calendario della Cucina 2027: Trippa china, canta, e non cammisa janca.
Sicilia, Sardegna e Calabria: tre proverbi regionali del calendario, con la traduzione nella nota.

I detti legati al calendario

  • Giovedì gnocchi, venerdì pesce e sabato trippa. A Roma è il menu della settimana, e per arrivarci preparato c'è l'articolo sugli errori con gli gnocchi di patate. La spiegazione più diffusa, che riporta anche il sito turistico della città, lo lega al venerdì di magro: senza carne il giorno dopo, il giovedì ci voleva un piatto che riempisse. Una prima attestazione scritta, però, non l'ho trovata. Nel 2027 lo ricordo giovedì 4 novembre, e non a caso.
  • A San Martino ogni mosto è vino. San Martino è l'11 novembre. Per la tradizione contadina è il giorno in cui la vinificazione è finita e si aprono le botti per assaggiare il vino nuovo.
  • Chi vuol saper cos'è l'inferno faccia il cuoco d'estate e il carrettiere d'inverno. Non ha bisogno di note. Io lo tiro fuori venerdì 9 luglio, con una conclusione pratica: a luglio vince l'insalata.

Se ti piacciono i detti che seguono le stagioni, la guida alla frutta e verdura di stagione mese per mese fa lo stesso lavoro, ma con la spesa.

Foglio di giovedì 4 novembre 2027 del Calendario della Cucina 2027: Giovedì gnocchi, venerdì pesce e sabato trippa.Foglio di giovedì 11 novembre 2027 del Calendario della Cucina 2027: A San Martino ogni mosto è vino.
I fogli di giovedì 4 e giovedì 11 novembre: gli gnocchi del giovedì e San Martino.

Modi di dire sul cibo

Non sono proverbi: non danno consigli, descrivono. Ma vengono dalla stessa cucina.

  • Finire a tarallucci e vino. Espressione del Centro-Sud: una lite che si chiude con un accordo tra amici. Perché proprio i tarallucci, i vocabolari non lo spiegano, e anche l'origine della parola tarallo è incerta.
  • Tutto fa brodo. Tutto serve a qualcosa, anche quello che sembra inutile.
  • C'entra come i cavoli a merenda. Si dice di una cosa del tutto fuori luogo.
  • Capitare a fagiolo. Arrivare al momento giusto. Da dove venga, il vocabolario non lo dice. Diffida di chi lo sa con troppa sicurezza.
  • Rivoltare la frittata. Girare un discorso per rimangiarsi quello che si era detto.
  • Una minestra riscaldata. Una cosa passata che si prova a riproporre, di solito con poco successo. Vale per le storie d'amore. Per la ribollita no.

Come riconoscere un'origine inventata

Tre segnali, validi per qualsiasi proverbio.

  1. C'è un nome famoso ma nessun libro. "Lo diceva un imperatore" non è una fonte. Rabelais e Boccaccio valgono perché si può indicare la pagina.
  2. La storia è troppo bella. Aneddoti con data, luogo e battuta finale di solito sono nati dopo il proverbio, non prima.
  3. I vocabolari tacciono. Quando Treccani scrive "etimo incerto", l'onestà è fermarsi lì.

Lo stesso vale per le frasi attribuite ai cuochi del passato. Quelle di Artusi che metto sui fogli vengono dal suo libro, e la sua storia è nell'articolo su chi era Pellegrino Artusi. Per le parole che nei proverbi non trovi, da mantecare ad abbiocco, c'è il glossario delle parole di cucina.

Nel Calendario della Cucina 2027 i proverbi e le citazioni sono una trentina, sparsi lungo l'anno, e ogni tanto sotto c'è un mio commento. Non richiesto, come tutti i commenti a tavola.

Domande frequenti

Cosa significa gallina vecchia fa buon brodo?

Che le cose vecchie hanno spesso più pregio e sono più utili di quelle nuove. Si dice anche, scherzando, delle persone non più giovani. In cucina vale alla lettera.

Da dove viene l'appetito vien mangiando?

La frase si legge nel Gargantua di François Rabelais, nel Cinquecento, dove è attribuita a Jérôme de Hangest, teologo di Le Mans. In italiano si usa per invogliare a mangiare chi non ha fame e, con ironia, per chi non si sazia mai.

Cosa vuol dire finire a tarallucci e vino?

È un'espressione del Centro-Sud: si dice di una lite o di un contrasto che si chiude con un accomodamento amichevole. Perché proprio i tarallucci, i vocabolari non lo spiegano.

Perché si dice giovedì gnocchi?

Il detto romano completo è giovedì gnocchi, venerdì pesce e sabato trippa. La spiegazione più diffusa lo lega al venerdì di magro: il giorno prima ci voleva un piatto sostanzioso. Una prima attestazione scritta non è nota.

Chi ha detto per primo rendere pan per focaccia?

Non si sa chi l'abbia detto per primo, ma l'espressione è già in Boccaccio: nel Decameron, ottava giornata, novella ottava, si legge voi m'avete renduto pan per focaccia.

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